Mangimi

Il Laboratorio biologico esegue analisi di routine su mangimi, per controlli ufficiali e anche su richiesta. L’analisi consiste nel controllo della composizione del mangime e della sua corrispondenza con quanto dichiarato in etichetta. Le singole materie prime devono essere elencate in ordine di peso decrescente ed è vietato l’uso di costituenti di origine animale.

 

Mangime in pellets (Foto: Agenzia provinciale per l’ambiente)
Mangime in pellets (Foto: Agenzia provinciale per l’ambiente)
Frammenti di mangime al microscopio ottico (Foto: Agenzia provinciale per l’ambiente)
Frammenti di mangime al microscopio ottico (Foto: Agenzia provinciale per l’ambiente)
Frammento osseo al microscopio ottico (Foto: Agenzia provinciale per l’ambiente)
Frammento osseo al microscopio ottico (Foto: Agenzia provinciale per l’ambiente)
Frammento di segale al microscopio ottico (Foto: Agenzia provinciale per l’ambiente)
Frammento di segale al microscopio ottico (Foto: Agenzia provinciale per l’ambiente)

Le analisi dei mangimi sono eseguite secondo il metodo pubblicato nel Decreto del Ministero delle politiche agricole del 09.09.2004. Il metodo prevede che il mangime macinato e setacciato (varie frazioni granulometriche) venga analizzato sia al microscopio ottico che allo stereomicroscopio.

Le Encefalopatie Spongiformi Trasmissibili (TSE) sono malattie mortali, che provocano una degenerazione del cervello e gravi problemi neurologici. A questo gruppo di patologie appartiene l’Encefalopatia Spongiforme Bovina (BSE, meglio nota come il morbo della “mucca pazza”), che fu scoperta nel 1985 in Inghilterra. Dal 1985 al 2004 sono stati identificati oltre 180000 casi in Inghilterra e 124 casi in Italia, di cui 4 importati.
Sulla base di studi epidemiologici e di alcune scoperte neurologiche e citologiche si presume esista un legame tra la BSE nei bovini e la variante umana della malattia di Creutzfeldt-Jakob (vMCJ). In Italia finora è stato confermato un caso nel 2003.
L’origine della BSE è tuttora sconosciuta. Studi epidemiologici hanno dimostrato una relazione tra mangimi e malattia. In particolare si ritiene che i bovini possano essere stati infettati dal morbo attraverso l’assunzione di farine di carne e ossa o di mangimi ricavati da carcasse di animali affetti da BSE. Per la prevenzione diventa quindi molto importante il controllo della qualità dei mangimi.

Nell’ottobre 2000 due notizie riguardanti la BSE sensibilizzano l’opinione pubblica. La prima notizia riguarda il ritrovamento di carne potenzialmente infetta in un supermercato francese, la seconda riguarda il governo inglese che, a conoscenza del rischio, ha taciuto. Nel novembre 2000 in Italia il ministro della Sanità emette un'ordinanza per vietare le farine animali. Nel gennaio 2001 si scopre il primo caso di BSE in Italia. In seguito a questi fatti la Provincia di Bolzano ha iniziato un controllo diffuso dei mangimi in uso. I prelievi dei campioni sono stati affidati al Servizio Veterinario dell’Azienda Sanitaria dell’Alto Adige e le analisi al Laboratorio biologico dell’Agenzia per l’ambiente.

Tutti gli studi eseguiti e le ipotesi formulate dimostrano che la presenza di derivati di origine animale, ma più in generale la qualità dei mangimi ha un ruolo fondamentale nella trasmissione della BSE.
La Legge Provinciale n. 1 del 22.01.2001 e la Delibera della Giunta Provinciale n. 932 del 20.06.2011 disciplinano la contrassegnazione di prodotti geneticamente non modificati. La delibera contiene anche la lista di componenti che possono essere presenti nei mangimi (lista positiva) utilizzati per il foraggiamento di animali. Dal 2001 i mangimi sono controllati sia per l'eventuale presenza di farine di origine animale sia per i singoli componenti dichiarati in etichetta.


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Contatto: Laboratorio biologico